Incentivi – Nel 2023 sono avanzati 297 milioni

Si chiude con il secondo flop consecutivo il secondo tempo degli incentivi 2022-2024 varati quasi due anni fa dal governo Draghi e disciplinati dall’allora ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Dopo l’avanzo di circa 289 milioni il 44,4% dei 650 milioni stanziati registrato nel 2022, l’anno che sta per concludersi registra un avanzo addirittura superiore, circa 297 milioni, il 51,7% dei 575 previsti per il 2023. In totale, dunque, nel primo biennio dell’iniziativa sono rimasti nelle casse dello stato, inutilizzati, quasi 590 milioni, tutti destinati, in teoria, a sostenere la domanda di auto elettriche e ibride plug-in. In particolare, nel 2023 sono avanzati circa 94,5 milioni sui 190 destinati alle auto con emissioni di anidride carbonica comprese tra 0 e 20 g/km e 202,8 sui 235 previsti per quelle con CO2 compresa tra 21 e 60 g/km. Insomma, il flop è attribuibile prevalentemente a queste ultime, con l’86% dei fondi inutilizzati (sulle elettriche, invece, la domanda ha superato d’un soffio il 50%).

Bonus ridotti e imprese escluse. I motivi del flop sono gli stessi che lo determinarono nel 2022, visto che, nonostante l’esito deludente, un anno fa il governo Meloni ritenne di non modificare l’architettura del provvedimento (intervento che però è stato annunciato qualche giorno fa per il 2024 dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso). E sono principalmente due: innanzi tutto la riduzione del bonus, compreso, a seconda delle situazioni, tra 2 e 5 mila euro, ossia una somma nettamente inferiore a quella disponibile fino al 2021, che nella migliore delle situazioni auto elettrica con rottamazione superava i 10 mila euro; in secondo luogo, l’esclusione delle imprese (tranne quelle del noleggio e del car sharing, che però hanno potuto beneficiare di un bonus dimezzato rispetto al contributo destinato ai privati), ossia il canale che non solo ha un tasso di rotazione delle flotte superiore a quello dei privati, ma che per policy o per questione di immagine green sarebbe, in teoria, il driver perfetto per guidare la transizione.

Troppi paletti. Poi, certo, non hanno aiutato nemmeno altre tre condizioni poste dal legislatore per ottenere il contributo statale, ossia l’abbassamento di 10 mila euro + Iva, rispetto ai bonus 2020-2021, del tetto di prezzo di listino delle auto elettriche, l’obbligo di immatricolazione entro 180 giorni (che infatti pochi giorni fa il governo ha deciso di riportare a 270, come nel 2022) e il limite di rottamazione alla classe di emissioni Euro 4 invece che sull’anzianità decennale, come era stato in passato.

Arriva la riforma Urso. Tutte queste misure hanno ridotto drasticamente la platea dei soggetti potenzialmente interessati determinando, appunto, il deludente esito registrato nel 2022 e nel 2023. Come accennato, il ministro Urso ha annunciato una riforma che, stando a quanto trapelato, interverrà proprio sulle due maggiori criticità, ossia aumentando l’entità dei contributi statali e aprendo le porte alle aziende, con la sola esclusione di quelle attive nel commercio di auto. E che aggiungerebbe ai 570 milioni già previsti per il 2024 (più 40 milioni per le colonnine private e condominiali, oltre ai 20 già previsti per i veicoli commerciali e ai 50 destinati per le due ruote) i circa 300 milioni avanzati quest’anno. La riforma dovrebbe essere approvata a metà gennaio ed entrare in vigore entro la fine di febbraio.